IL SASSO DI SAN DONNINO

Nei boschi della Valle del Niccone giace un sasso misterioso: ancora oggi, dalla Toscana cortonese all’Umbria tifernate, risuonano racconti di santi e riti ancestrali.

Siamo al confine tra Umbria e Toscana, luogo segnato dalla presenza della Chiesa (poi Pieve) di San Donnino, che si erge a poca distanza dal Sasso in territorio cortonese. Si tratta di luoghi indissolubilmente legati alla figura di Donnino (o Donino) di Città di Castello, compagno dei santi tifernati Florido ed Amanzio vissuto tra VI e VII secolo d.C.: secondo la tradizione Donino si rifugiò in queste zone iniziando una vita eremitica e solitaria.
Ma veniamo al Sasso: un enorme masso naturale che affiora dal terreno, sicuramente lavorato dall’uomo in superficie ricavando scanalature, simboli, solchi e sinuosità. Ancora oggi i locali attribuiscono al Sasso un alone di mistero, incentrato sulla funzione terapeutica del luogo di culto: a poca distanza, si ha una fonte d’acqua un tempo utilizzata per i riti di guarigione. Riti complessi, che prevedevano il “lavaggio” di parti del corpo, il consumo propiziatori di cibo e molto molto altro.
In tempi recenti molti studiosi si sono adoperati nel tentativo di risalire ad una datazione del luogo di culto, sollevando varie ipotesi interpretative. Su una cosa non ci sono dubbi: il Sasso e tutto il contesto sembrano evocare un quadro cultuale prettamente arcaico. Le stesse storie che aleggiano attorno, che narrano di un “fosso del miracolo”, di buoi che allungano il collo per dissetarsi, di acque miracolose ed altri prodigi, richiamano pratiche dal sapore primitivo e preistorico.
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Tracce in immagine: Daniele - Lunio
Tracce in lettere: Alessio
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